mal di schiena basso cronico — bacino e colonna L5-S1 fuori asse, visione posturale bacinocentrica

Perché il mal di schiena basso non passa mai?

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Francesco Conton — Fisioterapista, Osteopata e Posturologo. Ideatore del Metodo Fenice. Riceve nei centri de La Fenice.

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Francesco Conton, Osteopata D.O. con oltre 20 anni di esperienza clinica, tratta ogni anno circa 3.000 pazienti nei centri La Fenice di Mestre, Padova e Treviso. Il tempo medio di risoluzione varia da 5 a 10 sedute.

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Quante volte hai sentito dire “hai l’ernia”, o “è stress”, o ancora “devi fare stretching”? E quante volte, dopo aver seguito il consiglio, il dolore è tornato esattamente dove era prima?

Il mal di schiena basso che non passa è uno dei problemi più diffusi, ma anche uno dei più mal gestiti. Non perché i medici sbaglino la diagnosi — spesso l’ernia c’è davvero, la protrusione si vede alla RMN — ma perché quella non è quasi mai la causa. È la conseguenza. Una revisione sistematica della Mayo Clinic su oltre 3.000 soggetti asintomatici ha dimostrato che il 37% dei ventenni senza alcun dolore presenta già degenerazione discale alla RMN, percentuale che sale al 96% negli ottantenni [1].

Il mal di schiena nella maggior parte dei casi non nasce dalla zona lombare, ma da uno squilibrio del bacino.

Perche il bacino? da dove parte tutto

Immagina il bacino come la fondamenta di un edificio. Se la fondamenta è inclinata, i muri si crepano — ma verniciare i muri non risolve niente.

Quando il bacino è ruotato o asimmetrico, il peso del corpo non si distribuisce in modo uniforme sulle vertebre lombari. L5-S1, il segmento più caricato della colonna, inizia a lavorare in modo scorretto. I muscoli intorno compensano, si irrigidiscono, si infiammano. Il disco intervertebrale subisce pressioni asimmetriche. Nel tempo compare il dolore — e lì rimane. Studi recenti confermano che l’alterazione dell’inclinazione pelvica è una delle variabili principali nel dolore lombare cronico, modificando l’attivazione muscolare e il grado di disabilità [2].

Lo psoas maggiore — il muscolo che collega la colonna lombare al femore — gioca un ruolo chiave in questo meccanismo. Quando accumula trigger point miofasciali, genera dolore lombare, all’anca e alla coscia, e altera la stabilizzazione dell’intera area lombo-pelvica [3].

Lo squilibrio si propaga in entrambe le direzioni: verso l’alto (dorsale, cervicale, mandibola) e verso il basso (anca, ginocchio, piede). La letteratura descrive questo fenomeno come regional interdependence: disfunzioni in un distretto della catena muscolo-scheletrica influenzano distretti anche distanti [4]. Per questo lo stesso problema che genera il mal di schiena basso può produrre anche torcicollo o fascite plantare — tutto dalla stessa radice.

Perché il dolore torna sempre?

Il ciclo si ripete così: il dolore arriva → prendi antidolorifici o fai fisioterapia sul punto dolente → migliora temporaneamente → dopo qualche settimana torna. Questo succede perché nessuno ha toccato il meccanismo che lo genera. Una revisione sistematica sul rischio di recidiva del LBP ha confermato che la lombalgia ha un decorso tipicamente ricorrente, con la maggioranza dei pazienti che sperimenta almeno un episodio successivo [5].

Trattare solo il punto in cui fa male senza analizzare la postura globale è come tamponare una perdita d’acqua senza chiudere il rubinetto.

Cosa si può fare concretamente?

Il primo passo è una valutazione posturale completa che analizzi come il bacino è orientato nello spazio, come i piedi trasmettono i carichi verso l’alto, quali catene muscolari sono in tensione e come si muove la colonna segmento per segmento.

  • Orientamento e rotazione del bacino
  • Appoggio plantare e distribuzione dei carichi
  • Tensioni nelle catene miofasciali
  • Mobilità segmentaria della colonna lombare
  • Compensi attivi nel tratto dorsale e cervicale

Da questa analisi emerge un quadro chiaro: non solo dove fa male, ma perché fa male e da dove viene. Il trattamento che ne segue lavora sulla causa — e quando la causa viene corretta, il mal di schiena basso non torna.

Quanto tempo ci vuole?

Dipende da quanto tempo il problema è presente. Per dolori recenti bastano spesso 4-6 sedute. Per lombalgie croniche di anni il percorso è più graduale — 2-3 mesi — ma i risultati sono duraturi perché cambiano il modo in cui il corpo funziona, non solo il sintomo. Il movimento, se calibrato correttamente, è parte attiva della soluzione: la più recente Cochrane Review sull’esercizio terapeutico ha rilevato evidenza moderata che l’esercizio è efficace nel trattamento del dolore lombare cronico [6].

“Avevo mal di schiena da 3 anni. Avevo fatto di tutto. In poche sedute ho capito che il problema veniva dal bacino — una cosa che nessuno mi aveva mai spiegato.”

— Marco R., Mestre

Guarda anche questo video

https://youtu.be/aeczyIq2sJQ
La schiena si blocca spesso o senti rigidità lombare che continua a tornare?

Domande frequenti

Il mal di schiena cronico si risolve senza operazione?

Nella grande maggioranza dei casi sì. L’approccio posturale che lavora sulla causa — quasi sempre uno squilibrio del bacino — permette di risolvere il dolore senza intervento chirurgico.

Devo smettere di fare sport se ho mal di schiena lombare?

No, anzi. Il movimento corretto è parte della soluzione. Ciò che serve è capire quale tipo di movimento aiuta e quale invece sovraccarica ulteriormente la zona già in tensione.

La risonanza magnetica serve per capire perché il mal di schiena non passa?

Aiuta a escludere cause serie, ma da sola non spiega perché il dolore persiste. Molte persone con ernie evidenti alla RMN non hanno dolore, e viceversa.

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    📚 Riferimenti bibliografici

    1. [1] Brinjikji W, Luetmer PH, et al. Systematic Literature Review of Imaging Features of Spinal Degeneration in Asymptomatic Populations. AJNR Am J Neuroradiol. 2015;36(4):811–816. → Leggi su PubMed Central

      Revisione sistematica su 3.110 soggetti asintomatici (Mayo Clinic): il 37% dei ventenni senza dolore mostra degenerazione discale alla RMN, il 29% protrusioni, fino al 96% negli ottantenni. Gli autori concludono che queste alterazioni sono in larga parte parte del normale invecchiamento e non associate al dolore. Supporta direttamente l’affermazione che l’ernia vista alla RMN è quasi sempre una conseguenza, non la causa del dolore.

    2. [2] Kim SH, et al. Effects of Pelvic-Tilt Imbalance on Disability, Muscle Activity and Low Back Pain. Healthcare (MDPI). 2023;11(6):893. → Leggi su PubMed Central

      Dimostra che lo squilibrio nell’inclinazione pelvica altera in modo significativo l’attivazione muscolare, aumenta il grado di disabilità e correla con il dolore lombare cronico. Conferma che il bacino fuori asse non è un dettaglio anatomico secondario, ma un fattore causale misurabile nel LBP.

    3. [3] Ayyıldız A, Dede BT, et al. Importance of Myofascial Pain Syndrome of the Psoas Major Muscle and Ultrasound-Guided Treatment Algorithm. Clin Med Insights Arthritis Musculoskelet Disord. 2025;18. → Leggi su PubMed Central

      Studio del 2025 che descrive come i trigger point miofasciali nello psoas maggiore causino dolore lombare, all’anca e alla coscia, e compromettano la stabilizzazione lombo-pelvica. Supporta il ruolo dello psoas come muscolo chiave nel meccanismo generante il LBP cronico da squilibrio posturale.

    4. [4] Wainner RS, Whitman JM, Cleland JA, Flynn TW. Regional Interdependence: A Musculoskeletal Examination Model Whose Time Has Come. J Orthop Sports Phys Ther. 2007;37(11):658–660. → Leggi su PubMed Central

      Introduce e formalizza il concetto di regional interdependence: disfunzioni in un distretto del sistema muscolo-scheletrico si ripercuotono su distretti anatomicamente distanti attraverso le catene fasciali. È il fondamento scientifico dell’affermazione che il mal di schiena basso possa generare, dalla stessa origine, dolori cervicali, all’anca o alla pianta del piede.

    5. [5] da Silva T, Mills K, Brown BT, et al. Risk of Recurrence of Low Back Pain: A Systematic Review. J Orthop Sports Phys Ther. 2017;47(5):305–313. → Leggi su PubMed

      Revisione sistematica che conferma come la lombalgia abbia un decorso tipicamente ricorrente: la maggior parte dei pazienti che guarisce da un primo episodio ne sperimenta almeno uno successivo. Supporta l’osservazione che le terapie sintomatiche non eliminano il meccanismo di fondo e che il dolore, inevitabilmente, ritorna.

    6. [6] Hayden JA, Ellis J, Ogilvie R, et al. Exercise therapy for chronic low back pain. Cochrane Database Syst Rev. 2021;10:CD009790. → Leggi su PubMed Central

      La più recente e autorevole Cochrane Review sull’argomento: evidenza moderata che l’esercizio terapeutico è efficace nel ridurre il dolore e migliorare la funzionalità nel LBP cronico rispetto a nessun trattamento. Supporta la FAQ dell’articolo — smettere di muoversi è sbagliato — e sottolinea che il movimento giusto, calibrato sulla causa, è parte della soluzione.

     

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